Mostra di modellismo a tutto vapore

Fiera di S.Andrea a Portogruaro 18/11/2012

Una giornata nel segno del vapore, domenica 18 novembre 2012: tema portante della manifestazione, sia perchè la tematica della mostra era incentrata su locomotive a vapore, sia perchè sul piazzale esterno correvano modelli di locomotive funzionanti proprio a carbone.
La risposta del pubblico è stata senz’altro positiva, nonostante la collocazione della mostra fosse decentrata, in Villa Comunale, rispetto alla consueta e più ampia sala del Municipio. Per questo motivo, non è stato possibile esporre tutto ciò che era stato preparato. Era comunque presente il plastico modulare, sul quale circolavano convogli realistici, come sempre di grande impatto. Tra le esposizioni tematiche, due diorami di ambientazione svizzera, e precisamente della Ferrovia Retica (RhB) con la fermata di Celerina Staz ed il ponte “smontabile” di Steffenbach, oltre ad una panoramica di mezzi delle stesse retiche.
In omaggio alle linee cosiddette secondarie, ultimamente, al vero, bistrattate ed in pericolo di chiusura, una mostra fotografica sulla Sacile-Pinzano-Gemona ed un diorama del casello tra Cordovado e Sesto della Casarsa-Portogruaro.
Ed infine la tematica collegata all’edizione 2013 del calendario del Fermodel Club: locomotive a vapore in Europa negli anni 70, tra le ultime grandi macchine in servizio regolare. Lo spunto è nato da foto originali dei primi anni 70, scattate da Enzo Scarpa nel corso dei sui viaggi in Francia, Austria e Germania, oltre che in Italia. Foto mai pubblicate prima, facenti parte dell’archivio della nostra associazione. Nella vetrina erano esposti i 12 modelli di locomotive ritratte nei vari mesi, abbinate ad un convoglio adeguato al servizio che svolgevano.
In molti hanno chiesto una copia del calendario, attratti dalle spetacolari foto. Per chi volesse, un numero limitato di calendari è ancora disponibile: per averlo è sufficiente fare richiesta ad uno dei recapiti del Fermodel Club e lasciare un piccolo contributo.
Ed infine, ma non per importanza, il circuito a vapore vivo installato all’aperto, che ha attirato moltissimi visitatori per ammirare i modelli in scala 1:11 e 1:8, alcuni alimentati a carbone, altri ad accumulatori. In molti, soprattutto i più piccoli, hanno fatto la coda per poter salire e fare un giro. L’unico problema: non volevano più scendere! Per questo, il Fermodel Club ringrazia nuovamente, e pubblicamente, il Gruppo 835 di Fiume Veneto, che ha partecipato con entusiasmo a questa giornata speciale, contribuendo alla riuscita della manifestazione ed alla raccolta di offerte che verranno devolute alla comunità familiare “La grande quercia” di Portogruaro.
Infine, ci hanno fatto molto piacere alcune critiche e richieste pervenute. Le critiche dovute al fatto che non fossimo, come di consueto, in piazza. Le richieste, invece, di essere presenti anche nel fine settimana successivo. Ma tutto questo dipende da come si struttura la fiera di S.Andrea e non dalla nostra associazione.

Calendario 2013 – Ultimi sbuffi di vapore in Europa

In occasione della mostra del 18 novembre 2012 è stato presentato il nuovo calendario del Fermodel Club per l’anno 2013.

Il titolo è molto esplicativo: il calendario contiene infatti 12 immagini, assolutamente inedite ed originali, di locomotive a vapore riprese in Italia, Austria, Francia e Germania nei primi anni 70, quando le locomotive raffigurate erano ancora in servizio regolare, sebbene a fine carriera.

Il calendario è ancora disponibile, facendone richiesta ad uno degli indirizzi dell’associazione (anche semplicemente via mail a info@fermodelclub.it) e versando un piccolo contributo per le spese.

Mostra di modellismo ferroviario e vapore vivo

Il Fermodel Club organizza il 18 novembre 2012, nell’ambito della Fiera di S.Andrea, a Portogruaro, la consueta mostra di modellismo ferroviario. Luogo dell’esposizione, quest’anno, è la Sala Caminetto presso la Villa Comunale, in via Seminario 3; inoltre, all’esterno, sul cortile della Villa Comunale antistante il parco, ci sarà anche un circuito a capore vivo a cura del Gruppo 835 di Fiume Veneto.

Saranno presenti plastici, diorami ed una esposizione statica a tema, collegata alla presentazione del calendario 2013 del Fermodel Club, intitolata “Ultimi sbuffi di vapore in Europa“. Il calendario propone 12 foto assolutamente inedite scattate negli anni 70 in vari Paesi europei.

L’orario di apertura della mostra e del circuito a vapore vivo è dalle 10:00 alle 18:00 di domenica 18 novembre 2012.

Wocheinerbahn… E 626-059, Campo Marzio

(seconda parte)

Quanto è nobile l’operosità se basata sull’integrità morale, come fu dell’ingegner Bianchi, determinata dalla capacità di collaborare, condividere, cooperare, unire la volontà e l’umiltà dell’essere grandi, al servizio di un bisogno e un bene comune. Immaginate l’entusiasmo e la frenesia, nell’animo pacato, gentile e signorile del nostro Riccardo, quando cerca e trova collaborazione dall’ingegner Servettaz, ed è proprio nelle officine della ditta del collega, che nasce il primo apparato centrale idrodinamico al mondo, impiegato nell’impianto ferroviario di Abbiategrasso, 1886! E l’ingegner Riccardo, nominato primo presidente effettivo delle Ferrovie di Stato! Sublime organizzazione ferroviaria, con segnaletica a semaforo elettrico, in sostituzione dei dischi girevoli e cabine di manovra idrodinamiche, per scambi e nuove comodità per i viaggiatori, con stazioni e carrozze che oggi ci lasciano il sapore del lusso e del bello, di quando la nostra rete ferroviaria era una Signora Liberty! L’ingegner Bianchi ideò anche un principio etico ferroviario, l’interoperabilità, termine sinergico, oggi, con le diatribe dell’alta velocità, cioè il sistema che deve garantire la circolazione sicura e continua dei treni, attraverso specifiche tecniche e regole di gestione del sistema ferroviario: Union Internationale des Chemins de Fer. E i passeggeri? E i pendolari? E i migranti, ieri esuli, poi profughi e i viaggi in vapore?
Dunque… “Dodeskadèn, dodeskadèn, dodeskadén… Sono diventato treno da bambino perché ho imparato a conoscere il Paese dove vivo, stazione dopo stazione; così l’ho misurato. Per farlo mio, ho dovuto arrivarci attraverso un treno, sopra un treno, essendo treno io stesso…” di Marco Paolini, Binario illegale, arriviamo alla stazione di Campo Marzio, dove ammiriamo la E 626-238, sorella della E 626-059, prima loco-elettrica a corrente continua, in bella mostra al Museo triestino. Di fronte a ciò, la nanotecnologia del digitale s’inchina e capisce che mai l’uomo potrà liberarsi dei vincoli fisici: sulla E 626-059, le connessioni di potenziamento mentale hanno sostenuto le accelerazioni storiche!
1950 o giù di lì, Gruppo Comando Regione Udine, Corpo delle Guardie Doganali; lasciata la garitta al confine, Pese Basovizza, il giovane finanziere accompagna allo smistamento i profughi arrivati in treno e in nave. La Stazione di Campo Marzio e il Molo dei Bersaglieri, accolgono genti e merci “…Con la Legge 8 aprile 1881, n. 149, il Corpo delle guardie doganali assume “titolo a uffizio” di “Corpo della Regia Guardia di Finanza” con la funzione di “impedire, reprimere e denunciare il contrabbando e qualsiasi contravvenzione e trasgressione alle leggi e ai regolamenti di finanza”, di tutelare gli uffici esecutivi dell’amministrazione finanziaria come pure di concorrere alla difesa dell’ordine e della sicurezza pubblica…”, Guardia di Finanza, documenti storici”. Al porto arrivano le navi gemelle Saturnia e Vulcania… Trieste, Genova, Napoli… New York, Porto Said… e gli esuli slavi, pattugliati fino al confine dai drusi, entrano perquisiti e sempre sospettati, donne e bambini compresi. Uomini di confine, con divise che fanno ancora paura e riportano alla guerra, alla violenza, alla fame. Il giovane finanziere ferma uno slavo sospetto: cinque chili di carne, messa a contatto con il corpo sotto la giacca e la maglia, carne illegale, da vendere in Italia, la regola è 2 chili in quattro volte e si segna sulla “propusnica”, il permesso. Il ricordo è drammatico, quello di un padre di famiglia che cerca di vendere la carne e non si cura dell’igiene e delle regole di quantità. E’ fame, è bisogno di sale e di zucchero, di essere guardati come esseri umani, “nè nemici”. Gli esuli vanno scortati nei centri d’accoglienza, sfamati e lavati, ripuliti dai pidocchi e dalle croste di sangue raffermo. Già, la storia, 9 giugno del 1945 a Belgrado, jugoslavi e anglo-americani firmano un accordo provvisorio che fissa le zone d’occupazione lungo la “linea Morgan”: Trieste, Caporetto, Tarvisio e Pola sono sotto il controllo degli alleati, umanità e terre iscritte nella Zona A, mentre la Zona B, umanità e terra istriana: Capodistria, Isola, Pirano, Buie, Umago, Cittanova, assegnata all’amministrazione militare temporanea della Jugoslavia. Non è solo il controllo di un confine, di un contrabbando per necessità, ma la coercitiva rinascita di sentimenti patriottici che corrugano le fronti e le frontiere. E sotto la stella rossa partigiana non ci vogliono stare, non più, non più sotto la dittatura comunista. A Trieste si agita un sentimento che richiama al buon senso e vorrebbe riconoscere, tra gli slavi, anche l’esodo degli italiani i quali, nella Jugoslavia di Tito, hanno vissuto gravi privazioni, dimenticati dalle ideologie di regime: qual è la loro Patria?
Umanità che aspetta un treno, non uno qualsiasi, ma quello che lascia alle spalle la paura di un regime, l’umiliazione di non sapere qual è la terra che calmerà la fame. Sarà la E626- 059? In livrea grigio-pietra, è locomotiva di volontà, pronta alla partenza, incurante, o forse no, dei drammi e dei sogni che si tira dietro nella corsa elettrica, senza più fumo, ma non con meno potenza e rumore. Non bada al binario di confine, non distingue la divisa del finanziere, ma sa perfettamente riconoscere la voce del macchinista, come il cavallo riconosce il suo fantino. Quante sono le tratte che portano la storia dentro vagoni, su sedili consunti! Quanti i battiti del cuore, dei bambini, i quali non dovrebbero conoscere altro che il gioco della spensieratezza, invece, seguono silenziosi la tensione di un pantografo, il quale collega gli adulti al gioco della speranza. Alla stazione di Campo Marzio arrivano i signori nelle carrozze vellutate, ma anche gli occhi sbarrati, di chi non capisce perché l’italiano in divisa rovescia le borse e fruga nelle tasche e sotto le gonne. Poi la svolta, nel 1959, ultimo servizio passeggeri, vinta dalla linea austriaca, ben più vecchia nell’impianto, ma concorrente, Südbahn, con la loco a vapore, Philadelphia. Già, proprio nel nome della città americana, per una teoria dell’identità che, sui binari, dimentica gli spazi di percorrenza, ma nel nome dei treni riporta alla congiunzione storica dell’evoluzione ferroviaria, una congiunzione di geni e tecnologia, dove la linea del tempo non è bisettrice di riferimento cartesiano, ma ampia spirale di crescita!
Da giorni il giovane finanziere “zufolado” è fermo a Campo Marzio e nessuno spiega, poi arriva “un pancione” vestito da marinaio, “Dammi il foglio di servizio!”
“No, non la conosco, chi è lei?”
“Maresciallo di Brigata!”
“Mi scusi, le divise di mare non le conosco!”
Già, le divise di terra e di mare, non le conosce, ma conosce l’odore di sudore e di ferro che gli riempie le narici da giorni… Italia, Jugoslavia, treni e navi, sacchi e pacchi, uomini e divise, la solita storia. Il servizio, al valico di Basovizza, lo vede camminare ignaro a ridosso delle voragini naturali carsiche, tombe di massacro, le foibe, cancellate dalla memoria, l’assurda vergogna di un regime che incolpava l’essere italiani, imprigionando innocenti nelle gulag, i campi di concentramento di Tito. Se la storia è semplificata sui libri tra buoni e cattivi, immaginiamo la corsa di un treno che corre su binari di bandiera diversa, come uno specchietto tornasole e riflette le voci e le lacrime da punti di vista differenti. Nella sua nobiltà ingegneristica, la locomotiva non ha patria, sa solo che deve rispondere ad un servizio, un ordine superiore, tenendo lucida la livrea, come una divisa e timbrando il biglietto, l’uomo le affida il suo destino, contrabbandiere o finanziere, dipende dalla stazione di partenza. Un valico, un confine che non c’è più nell’ evidenza, ma persiste nella sostanza, è la quotidiana parodia della fuga di una umanità che, troppo spesso, la storia lascia sola e disorientata; oggi noi osserviamo e ancora aspettiamo, seduti composti lungo la banchina di una stazione dismessa, l’interoperabilità “umana” dell’ingegnere Riccardo Bianchi, passeggero illustre sul “tramvai”, di fronte al quale solleviamo il “clabuc”, per una notte, “ al museo di Campo Marzio.

Wocheinerbahn… E 626-059, Campo Marzio

(prima parte)

“…Eccellenze, Autorità Civili, militari e religiose, Dirigenti della Società Ferroviaria Istriana, Signori e Signore, gradite il più cordiale e sincero benvenuto a nome di tutti i dipendenti della stazione ferroviaria di St. Andrew, patrono dei cantieri di Trieste, onorevolmente onorati dalla vostra illustrissima presenza… parole nobili, di elevato contenuto etico, superano le “piccole” contingenze storiche e si nobilitano nell’impegno dei nostri ferrovieri, i quali, dal porto di Trieste, rendono concreta la congiunzione austro-ungarica e bavarese, attraverso la linea internazionale, non elettrificata, Bohinjska Proga…”, Triest Staatsbahnhof, Campo Marzio, 1887-1906.
Wocheinerbahn in tedesco, Bohinjska Proga in sloveno, vi parlo della linea, a scartamento ordinario, della ferrovia Transalpina, di quel lembo che da Trieste collega… collegava… Jesenice, città slovena, passando per Villa Opicina e Nova Gorica. La vicenda si articola nei tratti di una umanità longitudinale, un episteme ferroviario, tra il valico di Monrupino e il porto di Trieste, piccolo spazio in vasta relazione temporale, percorso in motocicletta, a cavallo degli anni ’50, dal finanziere, giovane e “cisto”, con alle spalle i risultati, sempre sorprendenti, della nostra ingegneria ferroviaria, tra il 1850-‘900, in tratte e macchine, per nuovi equilibri economici ed esigenze direttive, che porteranno ad evoluzioni di progresso, ma anche a scenari di guerra, di deportazione, di foibe e patriottismo.
Signora della storia, la rivoluzionaria E 626.059, locomotiva multiruolo, variazione di potenza e peso che, per volontà dell’ingegnere Riccardo Bianchi, era dotata di ruota dentata, grinta da cortigiana, femmina poderosa, nelle forme dai “larghi fianchi”. Risposta ruggente alla rivoluzione elettrica delle nostre ferrovie, tutte al vapore!

E qui, vi riporto tra le valli del varesotto, 16 ottobre 1901, là dove inizia la storia dell’elettrificazione ferroviaria.

Linee interessate: Milano-Gallarate (40 km d.b.) e Gallarate-Varese-Porto Ceresio (km 38 s.b.).
Generazione dell’energia: Centrale termoelettrica a Tornavento con 3 gruppi da 750 kW
Trasporto dell’energia: con linea trifase a 12000 V.
Sottostazioni: n. 5 con convertitrici c.a./c.c. rotanti da 500 kW, 650 V.
Linea di contatto: A terza rotaia.
Materiale rotabile: Elettromotrici con 70 posti, 2 carrelli, ciascuno con 2 motori da 55 kW.
Esercizio: Iniziato con 7 coppie giornaliere, passate subito dopo a 19. Attuato contemporaneamente un ribasso delle tariffe.…CIFI, Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani e valtellinese, 15 ottobre 1912

Linee interessate: Lecco-Colico di km 39, Colico-Sondrio di km 41 e Colico-Chiavenna di km 27.
Generazione dell’energia: Impianto idroelettrico a Morbegno con 3 gruppi da 1000 kW, 15 Hz.
Trasporto dell’energia: linea trifase a 22000 V, sugli stessi pali in legno della LdC.
Sottostazioni: n. 9, dotate di trasformatori 22000 V/3000 V da 450 kVA.
Linea di contatto: a 3000 V, bipolare con fili in rame da 50 mmq, sospensione trasversale.
Materiale rotabile: Elettromotrici a 2 carrelli, ciascuno dotato di 2 motori da 150 HP, velocità 64 e 32 km/h; locomotori a 4 assi, ciascuno con motore da 250 HP, velocità unica 32 km/h.
Esercizio: Notevole affidabilità e progressivo aumento del numero di corse e di viaggiatori…CIFI, Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani

E’ la risposta futurista lombarda, dove l’elettrificazione delle linee era già in assetto, un processo di sillogismo ingegneristico, pronto a rispondere ad una economia industriale lanciata a bomba e sostenuta dalla scienza cognitiva costruttivista.
Riccardo Bianchi nasce nel 1837, a Casale Monferrato, Piemonte, e cresce nella pianura del Po, terra di limose e nebbie. Sicuramente la sua creatività meccanica trova radici dall’osservazione del terreno, dove limo e argilla si compattano in micron, con diametro dei grani che si traduce in equivalente sferico e ne determina l’indice di plasticità… e che dire dei circuiti idraulici delle idrovore? Il piccolo Riccardo avrà osservato, sotto la guida di Archimede, la rotazione costante dello spostamento dell’acqua e avrà intuito la portata delle pompe, nella relazione pressione-tensione di vapore e avanti, con compressori e turbine, meccaniche logiche!… oh “cudic” dove sto andando, è un processo deduttivo che si articola tra i principi della meccanica e della fisica? Allora l’ambiente determina o no la conoscenza? Pensiero, emozione, immaginazione, intellezione, creatività… ecco l’uomo che progetta e realizza! Codice binario, catena deduttiva che chiamiamo inferenza, per l’informatica un modus ponens matematico… mah, binario da binari diremo noi, che risponde alla logica dell’andare! Un manufatto che resta dominio del macchinista, un postulato che rende coeso ambiente e piano cognitivo dell’ingegnere: siamo in piena rivoluzione tecnologica, l’apoteosi della locomotiva!
L’azione e il ragionamento partono dalla pompa per eccellenza, il cuore… fino alla corona e al pignone della nostra loco E 626! Insomma, l’ingegno del Riccardo, ingegner Bianchi, nasce dal cuore e dall’idraulica, per giungere a un sistema di comando idrodinamico, che miscela acqua e glicerina, agenti sui pistoni differenziali e condotti per pressione agli aghi di cambio, superando così la rigidità degli scambi a leve. Osservo e ascolto l’ingegner Riccardo, mentre si arrovella con le formule dell’energia potenziale rotazionale verticale, distribuzione a valvole… e la statica delle strutture… velocità angolare, grado di libertà, forza generalizzata… pausa! Dai beviamoci un tè varesotto al bergamotto!

Il Treno nelle Dolomiti 2012 – 4° edizione

20 maggio 2012 – Fiera di Longarone

Un giorno di festa, proprio di quelli veri, quelli in cui il sole fa uscire tutti dalle case, quelli in cui i bambini giocano con i loro genitori e si ha voglia di ridere, di stare sereni, di stare insieme. Questo è successo domenica 20 maggio, alla 4 edizione del “Il treno nelle Dolomiti” nel quartiere fieristico di Longarone Fiere Dolomiti, promossa da AICS Belluno.
E il Fermodel Club non poteva certo mancare. Già l’anno scorso la presenza del nostro plastico sociale aveva permesso la diretta conoscenza degli straordinari effetti che i nostri piccoli treni hanno sugli adulti e sui bambini. Quest’anno, forti dell’esperienza precedente, i nostri soci si sono adoperati per una presentazione, sul plastico sociale, ulteriormente migliorato, di una ancora più ampia gamma di convogli, fatti sfilare davanti agli occhi stupefatti di un pubblico eterogeneo, curioso, attento, affascinato.
Abbiamo visto occhi di bambini incantati dal passaggio di locomotive a vapore, elettriche, diesel, tutte al traino di convogli perfettamente coerenti con la loro epoca. Abbiamo sentito e risposto alle domande più disparate e a cui era un piacere dare le informazioni richieste, dalle più ingenue alle più smaliziate.
Ma tutte erano improntate sia dall’interesse che il grande mezzo di comunicazione e di commercio ha rappresentato nella storia dei popoli, sia dalla curiosità specifica sui nostri modelli, sulle loro tecnologie, sulla loro reperibiltà e fruibilità.
Ha destato anche inatteso stupore, e per la prima volta nella storia della nostra associazione, la riproduzione sonora, grazie ad una speciale elaborazione digitale, dei tipici annunci di stazione, con l’impronta sonora e timbrica di Trenitalia, e composti per ricordare le tratte ed i percorsi dei treni veri, in quelle tratte che in 100 anni hanno unito paesi, città, persone e cose.
Ma ripetiamo, la cosa più emozionante e più appagante per il Fermodel Club, è stata l’attenzione e la curiosità dei piccoli, i cui occhi hanno testimoniato quanto il fermodellismo, non più gioco, si possa trasformare nella forza traente per uno sguardo ampio e consapevole sulla storia del treno, delle ferrovia e delle genti.

Meeting 2012 Fermodellisti della Mitteleuropa

Si è svolto domenica 20 maggio 2012 il Meeting dei Club Fermodellistici della Mitteleuropa, ospitato in questa edizione dal Ferclub di Trieste, presso la sede in via dei Giardini 20.

Una bella giornata di sole ha favorito l’arrivo di molti visitatori: un pubblico di tutte le età, appassionati e curiosi, ha visitato le esposizioni allestite nei gazebi messi a disposizione dei Club ospitati, provenienti da 4 nazioni: Austria, Slovenia, Croazia e Italia, una vera manifestazione internazionale!

Tra i gruppi partecipanti, il MODELLEISENBAHN KÄRNTEN Köttmannsdorf di Klagenfurt per l’Austria, il DRUŠTVO LJUBITELJEV ŽELEZNIC di Celje e M. VLAKI di Jesenice per la Slovenia, il KLUB ŽELJEZNICKIH MODELARA di Zagabria per la Croazia ed infine per l’Italia, oltre al Ferclub di Trieste in qualità di ospitante, il gruppo AMICI DEL TRASPORTO SU ROTAIA di Gorizia e naturalmente il FERMODEL CLUB di Portogruaro.

Oltre a vetrine, piccoli plastici e diorami portati dai club invitati, erano in funzione tutti i plastici del Ferclub di Trieste, la cui sede è stata pacificamente invasa da centinaia di partecipanti, mentre all’esterno funzionava il circuito LGB.

Il Fermodel Club ha esposto la riproduzione di una serie di convogli composti da locomotive e vetture appartenenti alle amministrazioni ferroviarie delle 4 nazioni partecipanti. Sono stati ricostruiti treni che hanno svolto servizio internazionale, negli ultimi 20 anni, tra Austria, Italia ed ex Jugoslavia.

Una bella manifestazione, riuscita grazie all’ottima organizzazione, come sottolineato anche dell’articolo pubblicato su “Il Piccolo” il 21/05/2012:

Il Piccolo

21/05/2012

Modellini di treni mitteleuropei in vetrina

Figura - Il Piccolo 20/05/2012
Ha riscosso successo la mostra organizzata a Servola con espositori austriaci, croati e sloveni

Nell’immaginario collettivo sembra un hobby dedicato soltanto ai bambini, forse un po’ sorpassato, ma al contrario riesce ancora a catturare l’attenzione di grandi e piccini. Il fermodellismo non conosce limiti di età ed attira un numero crescente di estimatori. E così ieri, per ammirare da vicino i piccoli capolavori in miniatura, una folla ha pacificamente invaso la sede del gruppo Ferclub (club Triestino fermodellisti Mitteleuropa) di Servola, dove quest’anno si è svolto il meeting delle associazioni fermodellistiche della Mitteleuropa, per la prima volta a Trieste. «Dopo Zagabria e Klagenfurt – ha introdotto Dario Roccavini, presidente del Ferclub triestino – abbiamo ospitato con grande orgoglio il meeting 2012, con la presenza di modellisti provenienti da Italia, Slovenia, Croazia ed Austria, che ha fatto confluire decine di decine di cultori della materia».In quel di Servola tutti i gusti, anche quelli più sofisticati, sono stati soddisfatti: sette plastici in funzione, con allestimenti a tema, ed uno riservato ai bambini dove i più piccoli hanno potuto personalmente manovrare i convogli in partenza ed in arrivo sotto la guida esperta dei soci del sodalizio. Per chi non si accontenta di un comune plastico fra le quattro mura di casa, ecco allora la ferrovia da giardino, con uno scartamento superiore al tradizionale Ho 1/87 che affascina anche chi non s’intende di fermodellismo. «Nel fermodellismo – ha rimarcato Roccavini – riuniamo la tecnica, l’arte, la cultura ma pure la storia, facendo rivivere anche quei treni che oggi purtroppo non esistono più». I tempi cambiano e la tecnologia avanza. I trenini di oggi sono completamente diversi da quelli di un tempo. Oggi, grazie alla tecnica del digitale, le locomotive a vapore possono fischiare ed emettere fumo, rievocando così le alte colonne di vapore che una volta offuscavano i nostri paesaggi. Grande curiosità fra i presenti ha suscitato un modello di tram bianco – azzurro, riproduzione di quello di Opicina che tra pochi mesi compierà 110 anni, in grado di risalire per raggiungere una località più elevata rispetto al punto di partenza. Sorprendente osservare i camioncini, liberi di muoversi autonomamente lungo le strade dei grandi plastici, grazie ad un particolare sistema di guida occultato sotto il manto stradale. Alla fine si è svolta una sorta di estrazione vincente che ha premiato diversi giovani visitatori donando loro dei cadeaux, ovviamente a tematica ferroviaria. L’attività del club fermodellistico di via dei Giardini prosegue tutto l’anno da oltre dieci anni, con una media di oltre tremila visitatori all’anno, promuovendo la passione per le ferrovie grazie a una serie di corsi di modellismo ferroviario, collaborazioni con il Museo Ferroviario e disponendo di una propria biblioteca e videoteca. Un’attività che si avvale anche della preziosa collaborazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste e della Settima Circoscrizione.

Andrea di Matteo

Inaugurata la nuova sede

Venerdì 11 maggio 2012, ore 18.00… è arrivato il momento!

Una grande soddisfazione per tutti i soci, che hanno accolto mons. Pietro Cesco, il sindaco Antonio Bertoncello ed oltre un centinaio di ospiti ed amici.

Oltre al classico taglio del nastro ed alla benedizione dei locali, la cerimonia ha compreso un momento molto particolare quando il fratello Adriano, la figlia Lucia e la nipote Vittoria hanno scoperto una targa con la dedica a colui che è stato il riferimento per tutti i fermodellisti di Portogruaro: l’indimenticabile Enzo Scarpa!

Alcuni gruppi ed associazioni presenti hanno donato al Fermodel Club un simbolo per rinnovare l’amicizia: il gagliardetto del DLF Portogruaro e del Ferclub di Trieste e l’ultimo libro sul Museo Ferroviario di Campo Marzio da parte del gruppo che lo gestisce. Inoltre c’era una rappresentanza del Gruppo 835 di Fiume Veneto e del Gruppo Fermodellistico Centoporte di Bassano del Grappa.

Dopo un doveroso ringraziamento a tutti coloro che hanno sostenuto e contribuito alla realizzazione di questa sede, la festa è continuata per diverse ore, con il rinfresco, i treni in circolazione sui plastici, la visita al museo ed alla biblioteca.

In giornata è stata data la notizia anche sui quotidiani locali, di seguito l’annuncio su “La Nuova Venezia”:

Nuova Venezia

Trenini elettrici, apre oggi la sede del “Fermodelclub”

 PORTOGRUARO. Se ne parlava da tempo e finalmente oggi alle 18 alla presenza di autorità istituzionali e ferroviarie, il Fermodelclub, ovvero “l’officina dei treni”, inaugurerà la propria sede in via San Martino 12 nei locali della ex Tipografia Portografica. A sollecitare questa decisione ha contribuito non poco il successo ottenuto durante la fiera di Sant’Andrea dello scorso anno, quando il Fermodelclub espose i suoi “gioielli” più prestigiosi nella sala delle Colonne del palazzo comunale. Fu un successo di pubblico non indifferente, intere famiglie condizionate dai più piccoli, ma anche dai papà e dai nonni che ricordavano i “trenini”, desideri non appagati della loro gioventù, trascorsero ore ad ammirare i treni che transitavano con un sincronismo perfetto sui vari plastici che rappresentavano in scala le varie tratte ferroviarie. “Quando i piccoli treni danno un grande spettacolo” è il motto del club. Si potrà visitare il museo del modellismo e la biblioteca tematica fino alla chiusura alle 22.

Gian Piero del Gallo

Lavori in corso nella nuova sede

Venerdì 11 maggio 2012, a partire dalle ore 18.00, si terrà l’inaugurazione della nuova sede dell’associazione, nei locali in via san Martino 12 a Portogruaro.

Per l’occasione, è prevista una serata “porte aperte” che continuerà fino alle ore 22.00 in cui sarà possibile visitare la sede e vedere circolare i modelli.

Ci sono ancora parecchi lavori da fare, ma i soci volontari e volonterosi si danno da fare nei momenti di tempo libero.