Mostra di modellismo ferroviario alla Fiera di S. Andrea di Portogruaro

Si rinnova l’appuntamento della mostra di modellismo ferroviario nell’ambito della Fiera di S.Andrea, che l’anno scorso ha segnato il debutto della nostra Associazione.

Grandi le novità quest’anno: quasi tutto il materiale esposto è nuovo e quindi diverso dall’anno scorso. Un motivo in più per farci una visita.

La mostra si terrà domenica 21 novembre 2010, presso la Sala delle Colonne (piano terra) del Municipio di Portogruaro, in piazza della Repubblica dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 18:30.

Agatha Christie Calais-Istanbul… ci sto viaggiando!

…il tempo è soltanto un’ astrazione della mente…” (Agatha Christie).
Qualche volta Trenitalia dovrebbe scriverlo sui tabelloni automatici! Personalmente perdono ogni ritardo, ma sono un pellegrino da crociera, un falco buono con le ali riposte e mi va bene anche stare appollaiata sulla banchina e respirare quell’umanità in attesa rassegnata. Allora prendo volentieri sottobraccio la signora Christie, la quale si lamenta dell’attuale moda femminile, lei donna di taglia forte sempre in lotta con le commesse di turno, ignare del fatto di aver di fronte un mito!
Scruto la sua espressione e un po’ m’inquieta, non posso saggiare la calma apparente di colei che in “Il mistero del treno azzurro”, ha reso il viaggio anche l’apoteosi di un delitto che sa di punizione, per una donna troppo bella, troppo ricca e troppo infedele! Povera Ruth Kettering, messa alla gogna da una società miliardaria che ha perso i confini e i valori dell’illecito, rendendo maledetto quel viaggio verso la Costa Azzurra, dopo aver lasciato il buon senso nella fumosa Londra.
Mentre camminiamo, la Christie scuote la testa davanti a jeans troppo attillati, magline senza stile, per non parlare delle scarpe, di cui è convinta indossiamo le scatole! E poi dove sono i cappelli che rendono charme alle signore! “…il cappello deve rimanermi in testa! – Vittoria! Scegliamo il colore, uno tra quelle nuove tonalità dai graziosi nomi: Sporco, Ruggine, Fango, Marciapiede, Polvere, ecc…” (Partant pour la Syrie di Aghata Christie).
Il suo educatissimo investigatore belga Poirot ci passa accanto, lisciando il baffo del pensionato immortale, pregando la sua creatrice di non affidargli il caso della valigia scomparsa; mago del gioco psicologico, che attraverso l’occhio e il cuore della Christie, respira nei vagoni del Simplon Orient Express! A questo punto, anche la rassegnazione del pendolare, in attesa del “Locale”, si scuote, chiude il quotidiano strapazzato e si volta, cercando nella mente quel vago odore di brillantina. E sul più bello di un annuncio, non capito per il passaggio di un treno merci, incrociamo lo sguardo sornione di miss Marple, l’affascinante vecchietta, che della Christie impersona il buon senso, la saggezza, quel gusto al the nero, necessario per rendere merito ad un giallo dignitoso. Sferruzzando un maglione rosa antico a losanghe intrecciate!
Ah! Aghata cara, il suo amore per il mitico treno e le sue discussioni con la Compagnia, per il numero sempre troppo elevato dei suoi bagagli!
La tolleranza di carico nei wagon-lit dell’Orient, la costringeva a riempire le sue valige fino al limite di tolleranza dello spazio, invalidando le leggi della fisica e dunque, rendendo pratica la teoria della casualità, a fronte di un rapporto euclideo tra contenente e contenitore! “…in merito ai bagagli esistono diverse scuole di pensiero. Ci sono quelli che iniziano a prepararli da una a due settimane prima. Ci sono quelli che mettono assieme quattro cose mezz’ora prima della partenza...” (Aghata Christie). In realtà, il carico spropositato era dovuto soprattutto al numero di libri trasportati dal suo affascinante marito Max Mallowan, archeologo, che  accompagnava nelle campagne di scavo, in siti improbabili, godendo prima del viaggio sul Simplon Orient Express, per poi adattarsi alla vita esasperante di città come Istambul.
Donna dal fascino austero deduttivo, ligia al suo dovere di moglie, apparentemente in disparte, pragmatica della vita attraverso le trame dei suoi gialli,  sempre in lotta con qualche problemino di sovrappeso. Ma quanta leggerezza con la sua penna!
Scrittrice capace di far vivere ogni assassinio con la tollerante eleganza del “suo investigatore”, l’illustre Hercule Poirot. Maestra nel rendere viva la familiarità all’interno delle carrozze del Simplon Orient Express, al punto che alla fine del viaggio non ci resta il ricordo della trama omicida, ma il profumo del lusso.
Quel suo umorismo intelligente! “…perché ha con sé così tante paia di scarpe? Sono troppe. Ma, rispondo, visto che non fumo non ho sigarette, e allora perché non qualche paio di scarpe in più? Al doganiere la mia spiegazione va a genio…” (Aghata Christie). Spigolosa, ma mai offensiva, la parola è cercata e messa seduta comoda, nello scompartimento del treno dei sogni, all’interno del quale dipinge una umanità ricca, avvolta in stoffe ricercate e coperta da essenze preziose che ci pare di percepire al tatto olfattivo della frase letta. La sua ricerca del dettaglio femminile è la risposta a quel piccolo disagio del muoversi in un fisico un po’ pienotto, che la obbligava a rinunciare “…agli abitini, con le rifiniture di impreviste pelliccette e le gonne plissettate…” (Aghata Christie).
Aghata Christie ha viaggiato molto sul Simplon Orient Express, prima di arrivare a scrivere “L’ assassinio sull’Orient Express” registrando attraverso il disincanto del curioso intelligente, i movimenti del personale, i dettagli dei vagoni, lasciando vivo il gusto della superiorità e alterigia, del treno più acclamato e divinizzato della storia su rotaia “…mi piace il suo tempo, attacca con un Allegretto con Furore ondeggiante e sferragliante, capace di sbatacchiarti da una parte all’altra nella folle furia di lasciare Calais e l’Occidente, per poi gradualmente diminuire in un rallentamento, mentre marcia verso Oriente, fino a trasformarsi risolutamente in un legato…” (Partant pour la Syrie di Aghata Christie).
Capite? Ci devo stare attenta con Aghata, è capace di far deragliare il mio pensiero, non solo intrappolandomi in pagine di affascinate letteratura, ma incrociando le mie sinapsi sui pentagrammi di note conosciute e sconosciute, rischiando di bloccarmi sulla piattaforma girevole, facendomi ruotare come le locomotive a vapore per il viaggio di ritorno, ma senza farmi ritornare! Lei è la “nonna in carrozza”, di cui sono innamorata, per quella capacità di azionare la ruota motrice, lanciando a tutto vapore le mie bielle, consapevole del fatto che sono nata fuori tempo e non tollero l’alta velocità, se questa diventa il prezzo di una linea ferroviaria impersonale e distratta.
Così, tra un sogno e l’altro, un ricordo e una nostalgia, la nostra passeggiata si prolunga: è in ritardo anche l’Orient? La cosa ci par assurda. Ma Trenitalia sarebbe capace anche di questo imperdonabile delitto!

Ferdinando di Bulgaria, un re ferroviere

di Manuela Gizzi


Leggendo le biografie dei personaggi che hanno fatto, o disfatto la storia, si scoprono passioni e insospettabili bischerate. Mah…
Sire, la prego, non posso darle il comando dell’Orient Express…
Inizi del ‘900. Immagino il tormento del povero macchinista, che si vedeva piombare re Ferdinando, cocciuto e convinto di mettersi alla guida della mitica locomotiva, appena questa entrava nel suo regno. Lo vedo, con l’occhio furbetto, il sopracciglio alzato, gongolante del suo potere di bambino capriccioso, incurante dell’ansia degli sprovveduti passeggeri, ignaro dell’agitazione del personale di crociera, mentre si preparava all’attacco ferrato in “berretto rosso”. Amante della velocità e non solo di quella, il monellaccio coronato si lanciava fino al limite del deragliamento, intavolando una guerra diplomatica con la Compagnia dell’Orient Express. Spericolato, quanto sicuramente simpatico, questo re bulgaro aveva il faccione bonario, il baffo impomatato sotto un bel naso da falco e il cuore fanciullesco, tipico di chi crede a Babbo Natale, aspettando il suo trenino a vapore! Se così non fosse, non ditemelo, preferisco sognare di essere stata, su quel treno guidato dal sovrano, piuttosto che sapere di lui e delle sue verità.
Così come quando lessi dell’ingegnere Gresley, altro bel faccione dallo sguardo del curioso intelligente, che chiamò Germano Reale, Mallard, la sua locomotiva aerodinamica, scegliendo il nome mentre dava da mangiare alle anatrelle, anno 1938. Lo faccio spesso anch’io e, mi è parso, a volte, di sentire un fischio di treno nelle orecchie! Pensate, con i suoi 202 km/h Mallard starnazzava in terra inglese, portando nel vapore il volo libero dei signori dell’aria.
E Mary di Romania? Nipote dello zar Alessandro II e della regina Vittoria di Inghilterra. No tranquilli, non c’è confusione storica! Mary era figlia di Alfredo di Edimburgo, figlio della regina Vittoria e di Maria di Russia, figlia dello zar Alessandro II! Tutto un casello, un incrocio alle stazioni di transito dell’Orient Express, altro che interessi di regno come la storia narra! Ne sono certa. Fatto stà, che la bella Mary è sposa promessa al principe Ferdinando di Romania e come lo raggiunge? Affidando il suo spasimo ad una carrozza della Compagnia, lasciando trapelare dalle bellissime pagine del suo racconto “Treno nuziale”, l’emozione di lei, donna statista e innamorata:
… A cagion di forti burrasche di neve, il nostro treno arrivò con parecchie ore di ritardo. Interi reggimenti erano stati dislocati a tener sgombra la linea, ma anche quelle ore di ritardo mi parvero troppo brevi…” (da “Treno Nuziale” di Maria di Romania)
Carismatica e di grande cultura, traboccava di energia e passione, per la terra del suo sposo e quando le ruote “… s’ingranarono…” e l’Orient Express si fermò, su quella banchina, un intrigante futuro si apriva alle soglie della Grande Guerra. Senza amore non si parte. In carrozza prego!

Di tre autori, facciamo una stazione!

di Manuela Gizzi

Paolini, Calzavara, Collodi, Paolini… Marco, Ernesto, Carlo, Marco…
Proprio così, come un convoglio a tre carrozze. Ma che carrozze! Non intuite il senso? Binario Illegale, Stazione di Mestre, Un romanzo in vapore, Binario Illegale…
Marco Paolini, si sa, se non fosse lui, sarebbe… penso alla guida della Freccia Rossa, lanciato al chilometro del pensiero legale, curioso com’è! Ernesto Calzavara è il bizzarro viaggiatore che sa da dove parte, ma ignora la stazione d’arrivo, di Portogruaro scrive, ma confessa di non averla mai vista. E Carlo Collodi che c’entra? Non il suo Pinocchio entra in questa storia, ma un romanzetto singolare del 1856, trattato brillante, sul viaggio in treno, tra Firenze e Livorno.
Quando l’amico-socio del Fermodelclub, Mario Durante, mi suggerisce la lettura del minuetto collodiano, non immaginava certo di scatenare la mia fantasia che, puntuale, mi lancia sulle rotaie alla ricerca di cambi interessanti, volti ed ignoti collegamenti letterari. Il romanzetto è strampalato e ironico, quel tanto che basta per intravvedere nell’autore l’animo bischero del futuro Pinocchio, così da farmi pensare che, proprio giocando con le informazioni sul treno a vapore e i non meno vaporosi personaggi alle stazioni, abbia iniziato a tratteggiare il carrozzone di Mangiafuoco, la brigata dei furboni, i saggi e gli incoscienti, i buoni e i cattivi, le fate e gli imbroglioni, anime di ognuno di noi che aspettiamo, delusi, di sapere cosa ha fatto da grande il signor Pinocchio!
Gulp, avrei un’intuizione, ma me la tengo, lascio l’ipotesi all’attore-narratore-sognatore Paolini, incavolato nero per l’andazzo razzista sui nostri “lussuosi” Trenitalia! Ma stai tranquillo caro Marco, direbbe nonno Ernesto, recitando una bella poesia, in quel suo dialetto veneto elegante. Poi non è necessario sapere e capire proprio tutto “… mi no go mai visto Portogruaro, ma là ‘desso de çerto tuto xe muto, se perde se sfanta, te incanta. Portogruaro gruaro gruaro…” (da Stazione di Mestre di Calzavara).
E quando Paolini recitava la poesia di Calzavara in Bestiario Veneto, ho pensato “Lo sposo!”. L’ho pensato in lombardo! Ancora non si è capito il senso del trio? Sicuramente tre mie passioni, anche per il loro annusare le ferrate proprio come piace a me. Poi, a pensarci bene, Marco Paolini non avrebbe certo sognato di essere quello che è, se il suo babbo non lo avesse catapultato nel via vai delle ferrovie, e il Collodi, forse non avrebbe scritto di Pinocchio se non avesse prima riso e sorriso a 24 libbre di carbon Coke al miglio. Per non dire del caro poeta Ernesto Calzavara, che ha reso la strofa del verso, un lungo binario tra l’umanità errante del passato, volta alla scoperta di un futuro ad alta velocità.
Capite che carrozze di spessore… Paolini, Calzavara, Collodi, Paolini… tutum tu tutum tu…  
… C’è ancora il rischio di incontrare qualcuno di interessante…” (da “Binario Illegale” di Marco Paolini)
… Sue rotaie destirae par tera, coreva le rode contente de le so rotazion… Rode Sdentae” (da “Ombre sui Veri” di Ernesto Calzavara)
… Questa formula, quasi per incanto, generò le macchine, il vapore e il telegrafo. I rimasti senza lavoro, cacciarono un grido di dolore: ma la società è un campo di battaglia, dove chi cade, cade…” (da “Un Romanzo in Vapore” di Carlo Collodi)
Biglietti prego e buon viaggio!

La letteratura in… carrozza

di Manuela Gizzi


… Biglietti prego.
A mezzanotte il treno corre sulla sponda del Lago Lemano, screziato di luci: luci rosse, gialle, azzurre. La notte è turchina in carrozza di terza classe, come l’insonnia del viaggiatore che non riesce ad addormentarsi…
” (M. Wiesenthal)

“The Belle Epoque of the Orient-Express” di M. Wiesenthal, è uno dei libri che ho letto, con troppa poesia in testa e chilometri di rotaie al mio attivo, di viaggiatrice “in Cisalpino”. L’autore, bizzarro osservatore sull’Orient-Express, si propone quale poeta dell’umano cammino e pittore dell’anima, rafforzando l’idea che al di là di ogni dorata apparenza, si cela la faccia melanconica di chi in treno non rincorre il sogno dorato di velluti e preziosi, ma trascina la sua umanità di ideali. E’ condurre alla scoperta di passeggeri che sono frammenti del nostro stesso inconscio collettivo, città che sanno svincolarsi, tra profumi e colori, come dentro al caleidoscopio e pensieri, così pregni di tutti i nostri universali conflitti, da non uscirne illesi e toccati nel profondo.
… non è l’anguria che domina me, ma io che domino l’anguria. La mangio quando voglio e non la mangio quando non voglio…” (M. Wiesenthal). Quando lessi frasi come questa, provai quello sfarfallio alla pancia, come sanno bene gli innamorati, e questa è la forza dell’alta letteratura. Accovacciati sul sedile, lasciando srotolare l’anima sulle rotaie, la lettura aumenta quel senso di abbandono fiducioso che solo il viaggiare in treno regala. Spiriti romantici, che ancora si illudono dinnanzi ad una umanità buona e curiosa, che fanno il loro biglietto e aprono il libro, poi partono per un viaggio che dà significato alla vita, ferrata dopo ferrata. Allora il vagone ristorante diventa provocazione, tra piatti e parole, occasione per ringraziare la sorte di aver incontrato questa o quella persona, oppure aprirsi al sospetto che certi incontri era meglio non farli. Il vicino di posto, colui che ha prenotato un pezzetto di mondo accanto a noi è come uno specchio: ci rimanda l’analisi del nostro stesso andare, spesso per non tornare più indietro. Ogni bagaglio una traccia del nostro passaggio, tra la vita e la morte, consapevoli che l’esistenza è un elegante treno su percorsi prestabiliti, un’occasione straordinaria per scendere alle varie stazioni e annusare la leggenda umana. Buona lettura.

Stazione di Udine – 150° anniversario

Mostra a cura del SAT di Udine

Il SAT di Udine organizza una Mostra per celebrare il 150° anniversario della Stazione di Udine dal 15 settembre al 10 ottobre 2010 presso la Galleria Tina Modotti (ex Mercato del Pesce) via Paolo Sarpi a Udine.

Orari di apertura:
Lunedì / venerdì 18.00 – 20.00
Sabato e domenica 10.00 – 13.00 / 16.00 – 20.00
Nelle giornate del Friuli Doc:
Giovedì 16 settembre 18.00 – 22.00
Venerdì 17 settembre 15.00 – 22.00
Sabato 18 e domenica 19 settembre 10.00 – 22.00
    
Sabato 18 settembre alle ore 18.00, presso la sala Ajace in piazza Libertà, presentazione del libro “La stazione di Udine 1860-2010” di Claudio Canton

Alle ore 19.30 taglio della torta per il compleanno della stazione!

Mostra e concorso “Gorizia in Treno”

Si svolgerà dal 23 al 31 ottobre 2010 presso Casa Morassi in Borgo Castello a Gorizia la mostra e concorso di modellismo ferroviario “Gorizia in Treno”, organizzata dall’ATR, in collaborazione con il DzB-GP e l’EÖMBK.

Il tema principale è il 150° anniversario dell’inaugurazione del servizio ferroviario a Gorizia con l’apertura della Meridionale da Nabresina a Udine.

Nell’ambito della manifestazione ci saranno:

  • concorso di modellismo ferroviario
  • plastici e diorami
  • modelli di locomotive, carrozze e carri
  • fotografie
  • cimeli d’epoca
  • borsa scambio
  • spettacoli
  • ed altro ancora…

In allegato il volantino di presentazione.