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20/09/2010 - Modellismo

La costruzione di un terminale per tronchino

di Massimo Cecchetti

Ad osservare la realtà ferroviaria si scoprono continuamente spunti ed idee per arricchire il nostro plastico o diorama, con manufatti poco convenzionali e dalla splendida resa modellistica.
La stazione di Venezia S. Lucia, ad esempio, offre, ai binari 22, 23, 24, dei deliziosi terminali, ottimi spunti sia per diversificare questo particolare dagli asettici prodotti oggi in commercio, sia per allenare mani e mente all'autocostruzione.

Un terminale a Venezia S.LuciaUno dei tre terminali veneziani fotografati nel 2008. La loro sicurezza lascerebbe oggi a desiderare (e senza considerare la loro vetustà) ma il fascino che emanano è ancora irresistibile. Sicuramente hanno visto attestarsi davanti a loro, data l'importante relazione Venezia-Milano, le più potenti tra le locomotive a vapore del parco FS.

La costruzione non richiede che un po' di pazienza, del plasticard, anche di risulta, della colla liquida per polistirene, il solito cutter, un punteruolo (ad esempio la punta di un compasso), della carta abrasiva a grana grossa, un mucchietto di ballast ed un'altrettanta piccola "impepatina" di flocage.
Le dimensioni sono facilmente intuibili e quantificabili: altezza dei paraurti a collimare con quella dei rotabili usati, larghezza a sorpassare di pochissimo le traversine del binario e lunghezza...a piacere.
Anche l'inclinazione della sezione trapezoidale è a discrezione del modellista;  Rivarossi produsse per decenni un modello simile ma dalla sezione rettangolare, decisamente massiccio e poco aggraziato ma dall'indiscutibile fascino vintage.

Il terminale RivarossiIl terminale Rivarossi era dotato di respingenti, un'altra opzione per personalizzare il modello ma le varianti sono molteplici, compresa la presenza di un segnale di avviso rosso (come i terminali veneziani) o magari di un piccolo led rosso, comandato dall'arrivo del treno ed utilissimo per la segnalazione di binario occupato.

Iniziamo dunque la costruzione partendo dalla realizzazione di un piccolo parallelepipedo, nelle misure da noi individuate. Come si vedrà dalle foto successive, si potranno anche irrobustire gli spigoli interni con piccoli rinforzi.
Sarà necessario ovviamente chiudere le quattro paretine con  una opportuna copertura, sempre in polistirene e futuro supporto per ballast e flocage.

Interno ed esterno del terminaleIrrobustire l'interno non farà certamente male al modellino...il suo compito, in caso di accidente fermodellistico, sarà quello di opporre una opportuna resistenza agli svii...però l'esperienza mi ha insegnato a fissare debolmente il terminale al piano di terra. I moderni ganci a forchetta o i delicati frontali completi di aggiuntivi potrebbero aversene a male!

Ora arriva la parte più delicata ma di maggior soddisfazione. Taglieremo da plasticard di spessore 0,5 o 1 mm (meglio ancora ambedue gli spessori) una striscia pari allo sviluppo perimetrico del terminale e di altezza di poco superiore alle paretine verticali. Con la punta per tracciare, o quella del compasso o con uno spillo tratteremo la superficie in modo da imitare le venature del legno, rese più evidenti dal tempo.  Potremmo rifinire la superficie anche "grattandola" con della carta abrasiva grossa (P120), per accentuare ulteriormente l'effetto delle venature.
A lavoro ultimato la taglieremo a striscioline di 2-3mm di larghezza, anche (e forse meglio) in modo irregolare.
Incolleremo poi, una ad una, le striscioline sulla superficie esterna del nostro parallelepipedo, accentuando, una volta tanto, l'imprecisione della messa in opera, per aumentare la simulazione del vecchio manufatto. Rifiniremo, a nostro piacere, con una cintura periferica a mezza altezza, aggiungendo le battute per i respingenti o con respingenti cannibalizzati dalla scatola degli avanzi  (o autocostruiti con teste di chiodi e guaina di filo elettrico).

Colori, forme, dimensioni diverseColori, forme, dimensioni diverse, anche nello stesso impianto; era così anche nella realtà e noi fermodellisti, sempre più abituati a prodotti industriali di serie, avremo delle deliziose opportunità per arricchire esteticamente il nostro plastico.

Infine colori, ballast e flocage. Per il colore sarà preferibile passare prima di tutto un consistente lavaggio con vernice nera diluita e poi, a colore perfettamente asciutto, diverse passate a secco con cromie varianti dal grigio fino al bruno, modificando e virando le tonalità anche sulle stesse facce del terminale. L'osservazione della realtà ci farà, come sempre, da ottima guida.
Per ultimo ballast e flocage a piacere, fissato con la solita miscela (colla vinilica, detersivo per piatti, acqua).



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